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Il Pifferaio Magico: il Macabro Mistero Medievale dietro una Fiaba per Bambini

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Il “pifferaio magico” (o meglio “il pifferaio di Hamelin“) è una delle fiabe classiche più conosciute in tutto il mondo. Nonostante la sua grandissima diffusione sono in pochi ad aver approfondito la genesi di questa favola, probabilmente proprio per l’abitudine di considerarla innocua e priva di ogni riferimento alla realtà. La storia per bambini più recente (versione del 1857) ci racconta di un pifferaio che, giunto nella città di Hamelin, la liberò dalla piaga dei ratti con la promessa di una lauta ricompensa.

Sotto, il video racconto dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine[1]:

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Quando la città fu liberata, gli abitanti si rifiutarono di pagare il pifferaio, che portò via tutti i bambini del paese, accompagnandoli in un luogo di gioia

La versione originale della fiaba del 1812 non prevedeva il lieto fine, e i bambini venivano portati in una caverna nella quale venivano chiusi per sempre. Solo un bambino, zoppo, riusciva a salvarsi dal rapimento, perché non in grado di tenere il passo degli altri.

Sotto: il bassorilievo di Heinrich Wefing raffigurante la storia:

Pifferaio-Hameln-Bassorilievo

I fatti accaduti ad Hamelin il 26 giugno del 1284 sono la base per le classiche fiabe dei Fratelli Grimm descritte sopra, che sono tutt’altro frutto della semplice fantasia. L’iscrizione affissa nel muro di una casa della città di Hamelin, risalente al 1600 circa, recita:

Anno 1284, nel giorno di San Giovanni e Paolo, il 26 giugno – un pifferaio con abiti variopinti adescò 130 bambini nati ad Hameln che furono persi al calvario del Koppen

Iscrizione-Hamelin

La targa racconta un fatto di cronaca che deve aver scosso la popolazione in modo devastante, la perdita di 130 figli della città a causa di un “pifferaio” che li portò a morire nel calvario del Koppen, sacrificati per una ragione sconosciuta. Particolarmente interessante notare come sia usato il termine “calvario” che sottintende sì al sacrificio ma anche alla sofferenza del percorso che ivi conduce.

La rilevanza e veridicità dell’episodio ci viene non tanto dall’iscrizione, realizzata oltre 300 anni più tardi, ma dalla vetrata di una chiesa, ubicata nella piazza del mercato, nella quale si nota la scena del pifferaio che spinge i bambini all’interno della montagna. La vetrata oggi non esiste più ma ci è giunta l’immagine realizzata attraverso la descrizione di documenti antichi.

Sotto: il disegno della vetrata della Chiesa di Marktkirche ad Hamelin:

Pifferaio-Magico-Vetrata

La vetrata ci spiega in modo inequivocabile l’episodio. Un pifferaio dapprima libera la città dai ratti portandoli al fiume Weser, e poi, con abiti sgargianti tipici dei cacciatori (ma potrebbero essere anche riferiti a un giullare o quantomeno a un emarginato), porta i bambini sopra un monte adiacente la città dove li spinge in una grotta dalla quale non faranno più ritorno.

Terzo e ultimo riferimento all’episodio ancora presente nella città è il divieto assoluto di suonare musica nella via “Senzatamburi“, dove anche i cortei in festa che vi arrivano cessano immediatamente ogni suono.

Ma cosa è successo ai bambini di Hamelin?

Sono state fatte numerose ipotesi per spiegare l’episodio, da un’epidemia di peste sino a una migrazione di massa, ma sono poche quelle con un fondamento storiografico logico. La grande epidemia di peste arrivò in Europa soltanto nel 1347, quindi è assai improbabile che un’intera comunità cittadina fosse già afflitta dal morbo su così larga scala oltre 60 anni prima.

Pifferaio-magico

Le ipotesi principali che sono state classicamente prese in considerazione sono 3:

Un’altra ipotesi che è assai interessante è quella avanzata da Gernot Hüsam, uno storico locale.

I baroni Spiegelbergs, cattolici convinti, erano decisi a eliminare le resistenze alla conversione religiosa della zona e, assoldato un cacciatore dagli abiti sgargianti, fecero sacrificare 130 bambini della città di Hamelin sopra ad un “calvario” (come quello di Cristo, sacrificato per salvare gli uomini) vicino alla città. Il calvario potrebbe essere il monte Ith, distante soltanto 15 chilometri dalla città di Hameln, dove si trova il Teufelsküche, la “Cucina del Diavolo”, un luogo perfetto per effettuare sacrifici di questo tipo e tradizionalmente legato a riti pagani. La collina Oberberg sulla catena rocciosa ci viene descritta dalla tradizione orale della città come teatro di riti e feste “demoniache”, sovente a sfondo sessuale, che venivano accompagnate dal suono di un pifferaio che suonava durante le cerimonie invitando i giovani alla danza.

La “prova” più forte a sostegno di questa teoria è la raffigurazione dell’episodio in una vetrata della chiesa della città. Questa rappresentazione indica precisamente la beatificazione dei martiri che, divenuti santi salvatori, meritarono una raffigurazione degna del gesto.

Sotto – la “cucina del diavolo”:

Cucina-del-Diavolo

Quale sia stato il destino dei 130 bambini di Hamelin risulta ancor oggi un mistero e, se non verranno trovati reperti archeologici come ad esempio le ossa dei bambini, è destinato a rimanere un segreto custodito dalle montagne tedesche.

Sotto, il video del carillon della Hochzeitshaus, un palazzo rinascimentale dove ad ogni cambio d’ora va in scena la famosa fiaba legata ad Hamelin:

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Sotto, il classico Disney “Il pifferaio Magico”:

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Matteo Rubboli
Matteo Rubboli[2]

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...

References

  1. ^ canale Youtube di Vanilla Magazine (www.youtube.com)
  2. ^ Matteo Rubboli (www.vanillamagazine.it)
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