Regia – Pascal Laugier[1]
“I martiri sono persone eccezionali. Sopravvivono al dolore, sopravvivono alla totale deprivazione. Portano con sè tutti i peccati della terra. Si donano. Trascendono loro stessi, vengono trasfigurati“
Non so da che parte cominciare con questo film. Se mi seguite da un po’, saprete sicuramente che Martyrs per me ha un significato molto particolare. E che spesso l’ho definito, sempre che questa definizione valga qualcosa, il mio “film preferito”, giustiziando in questo modo decenni di storia del cinema.
Questo per cercare di spiegarvi quanto sia difficile buttare giù un pensiero coerente su un’opera che mi condiziona in maniera così profonda.
Perdonate dunque in anticipo l’eccessiva lunghezza dell’articolo. E state attenti agli spoiler che saranno numerosissimi e sparsi ovunque. Però credo l’abbiate visto più o meno tutti quanti il film.
Partiamo da una notizia relativamente recente: si parla da qualche anno di un remake americano del film di Laugier. I produttori dovrebbero essere quelli di Twilight. Il regista francese è ancora in trattative per la cessione dei diritti. Non ci interessa qui stabilire se l’operazione sia lecita o meno. Affronto la questione remake soltanto per riportarvi le dichiarazioni del suo probabile regista, Daniel Stamm: “[The original film] is very nihilistic. The American approach [that I’m looking at] would go through all that darkness but then give a glimmer of hope. You don’t have to shoot yourself when it’s over”.
Simpatici buontemponi americani che non capisco un cazzo di niente di ciò che vanno a filmare.
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Martyrs non lo voleva produrre nessuno. Laugier si è dovuto sbattere in lungo e in largo per trovare i finanziamenti. Alla fine, gli unici a sganciare il malloppo sono stati quelli di Canal +[3].
Il film è costato poco più di due milioni e mezzo di euro, neanche una cifra troppo bassa per un’opera seconda, europea e di genere, per di più.
Vi ricordate, anche vagamente, l’atmosfera che si respirava tra gli appassionati di horror intorno alla seconda metà dello scorso decennio? Era il periodo in cui la Francia sembrava essere diventata all’improvviso la nuova terra promessa. Non è durata molto, a dire la verità. Lo stesso Laugier non è che abbia fatto grandi cose, dopo Martyrs. Passato a lavorare negli Stati Uniti, ha preso una bella batosta con The Tall Man[4] e le sue tracce si sono perse in televisione. Ma non ha molta importanza, adesso. Ciò che conta è ricreare il senso di aspettativa costruito intorno a ogni pellicola horror di nazionalità francese. Nel caso di Martyrs, queste aspettative erano alle stelle.
Torture porn, lo chiamavano. Ne abbiamo parlato fino alla nausea, ed è anche un argomento superato. Per cui limitiamoci a dire che i francesi ci andavano giù davvero pesante. E se avevate voglia di ultraviolenza servita senza un minimo di ritegno, dovevate rivolgervi ai mangiarane. Fine della storia.
Poi è arrivato Laugier, portandosi dietro la nomea del torture porn definitivo, dello splatter insostenibile, del pubblico scandalizzato. Nessuno che, all’epoca, avesse ricordato l’esordio di Laugier, quel Saint Ange che con le secchiate di sangue e merda provenienti dalla scatenata orda francese aveva davvero poco a che spartire.
Comodo e rassicurante etichettare Martyrs come torture porn e passare oltre. Solo che Martyrs sta al torture porn come Dawn of the Dead di Romero sta al suo remake firmato Snyder, dove il secondo è la versione plasticosa e per famiglie del primo.
Perché il torture porn era (e, nelle sue rarissime recenti apparizioni, continua a essere), un sottogenere fatto per scandalizzare la signora del piano di sopra. Ma sotto sotto privo di qualsiasi elemento seriamente in grado di turbare, nel profondo, chicchessia. Io lo ripeto spesso, ma visto uno sbudellamento li hai visti tutti. Può creare uno shock visivo l’immagine forte in sé, ma cinque minuti dopo non solo l’hai dimenticata, ma ne vuoi ancora e ne vuoi di più.
E qui, forse, si spiega perché io abbia inserito nel post le dichiarazioni di un regista mediocre, di cui non me ne potrebbe fregar di meno, se non fosse che ha sintetizzato, senza neanche volerlo, il motivo per cui Martyrs è diverso dal torture porn (francese, americano, australiano, serbo, poco importa) e lo supera addirittura a destra. E non si tratta della mancanza di speranza o del nichilismo. Ad atteggiarsi a nichilisti son buoni tutti, son buona pure io.
Martyrs non è un film nichilista. Martyrs non è un film di torture, Martyrs non è uno splatter e non è neanche un horror in senso stretto.
È un’opera che non ha nessun bisogno di dare quel “barlume di speranza” richiesto dagli americani. E non perché non la voglia dare, o non ci sia. Ma perché ha la potenza di affidare allo spettatore la responsabilità difficile e dolorosa di fare i conti con quanto ha visto e giungere alle sue conclusioni, senza che sia il film a guidarlo. Ed è nel compiere questo gesto che Martyrs è realmente un film estremo. Una volta finito, sei solo con tutta quell’angoscia, quella paura, quella sofferenza. Solo e con un carico di sensazioni irrisolte che sta a te ricomporre.
Ma se si limitasse a questo, sarebbe solo un gran bel film horror, con tante sfumature, tanti cambi di registro, un paio di pugni allo stomaco ben assestati, nonché uno stile visivo molto personale, che passa dal barocco al minimale e tu neanche te ne accorgi per come è integrato bene nel tessuto narrativo.
Martyrs dura appena 99 minuti, eppure in quel lasso di tempo limitato, riesce a raccontarti l’infanzia delle due protagoniste, la loro amicizia, una storia d’amore non corrisposto, a dare uno spessore invidiabile a entrambi i personaggi. E tutto senza perdere mai di vista il filo conduttore principale della storia.
Laugier, anche sceneggiatore, compie il miracolo di avere una tonnellata di cose da dire, e di comprimerle in poco più di un’ora e mezza, facendo un gran lavoro sia di scrittura che nella direzione delle attrici, entrambe annullate nei loro ruoli, non semplici, nessuno dei due.
[5]“Non posso curarti” dice Anna alla ragazza trovata nello scantinato. Due minuti dopo è già lì che comunque ci prova, a curarla. E sbaglia. Sbaglia ogni mossa, la povera Anna. Ma non può farne a meno, ché il suo amore non è solo per Lucie, il suo amore si eleva quasi a paradigma universale.
Ed è la persona adatta per un gruppo di vecchi terrorizzati dall’approssimarsi della fine della loro vita.
Ne ho lette di cose su Martyrs: c’è chi ha parlato di un clone di Hostel e scusate se cado dalla sedia e comincio a rotolarmi per terra. C’è chi lo ha visto come un film sulla religione. Ma Martyrs è un’opera profondamente laica, che di spirituale ha poco o nulla. Sicuramente parla di trascendenza, eppure è una trascendenza, se mi si passa il termine, del tutto terrena.
Il donarsi di Anna è un atto senza nessun collegamento con un’eventuale esistenza dopo la morte, è un atto spontaneo, naturale. Anzi, direi quasi che si tratta di un automatismo, un impulso irrefrenabile nei confronti del prossimo. Manca il riferimento religioso. Non sappiamo neanche se il gruppo di vecchiacci appartenga a qualche setta.
La stessa Anna non giustifica la sua dedizione cieca a Lucie con qualche precetto di natura ultraterrena. Il suo è amore assoluto e del tutto fine a se stesso.
Ed è quell’amore a essere sfruttato da Mademoiselle e dai suoi per acquisire una conoscenza che non potrebbero ottenere per altre vie: loro, di amore, ne sono del tutto privi.
Sul finale di Martyrs è stato scritto abbastanza. Molti lo hanno bollato come una facile scappatoia, quasi che Laugier, arrivato al punto di non ritorno, si fosse rifugiato nel dubbio. Aggiungerei grazie al cazzo.
Martyrs non è un film di certezze, è fatto apposta per seminare il panico e lo smarrimento nello spettatore. Cosa ha visto Anna? Non ci è dato di saperlo.
Magari, che ne so, nel remake americano ve lo spiattelleranno in faccia. Con un paio di angeli in CGI, così siete più contenti. E più glimmer of hope per tutti.
E vi saluto con un po’ di musica.[6]
References
- ^ Pascal Laugier (www.imdb.com)
- ^ Daniel Stamm (www.imdb.com)
- ^ Canal+ (en.wikipedia.org)
- ^ The Tall Man (www.imdb.com)
- ^ Myléne Jampanoi (www.imdb.com)
- ^ musica. (www.youtube.com)



